«Prendi qualcosa da un altro settore, portalo nel tuo e fai innovazione.»

La nascita di United Pets

Un'idea da sola, però, ha bisogno di gambe solide per camminare. Per dare vita a questo sogno ho unito le forze con l'uomo che oggi è mio marito: all'epoca era un consulente per Arthur Andersen e insieme abbiamo condotto una ricerca di mercato, e strutturato un business plan.

Il passo successivo è stato coinvolgere due designer che provenivano proprio dal settore dell'home decor, per iniziare a dare forma ai primi veri prototipi. Con i disegni in mano, abbiamo presentato il nostro progetto a un produttore bresciano di pentole e posate che è un mio cliente nel mondo della comunicazione. La scommessa è piaciuta così tanto che è stato lui stesso a suggerirci di dividere il rischio aziendale, diventando a tutti gli effetti uno dei soci fondatori di questa avventura.

A quel punto, non ho avuto dubbi: ho lasciato il mio precedente lavoro e ho investito tutta la mia energia, la mia esperienza e il mio cuore in United Pets.

Oggi, dopo tanti anni, quella stessa filosofia continua a guidarmi ogni giorno: creare oggetti poliedrici, belli da vedere e funzionali da usare, per celebrare ogni giorno la bellezza di vivere insieme ai nostri amici a quattro zampe.

Prima di immaginare il mondo di United Pets, la mia quotidianità era fatta di storie da raccontare, progetti da lanciare e un legame profondissimo con il mondo del design. Gestivo un ufficio stampa e mi occupavo di relazioni pubbliche per grandi marchi degli articoli per la casa e per la tavola, lavorando fianco a fianco con note aziende.

Poi, come spesso accade per le svolte più importanti della vita, l'ispirazione ha bussato alla mia porta sotto forma di un'esigenza reale, quotidiana e molto personale.

L'intuizione: perché nascondere l'amore?

All'epoca vivevamo con un bellissimo cane dalmata. Chiunque ami gli animali sa quanto spazio occupino nelle nostre case e nelle nostre vite, ma io mi scontravo sistematicamente con un paradosso visivo che trovavo assurdo. La mia cucina era piena di oggetti di design curati nei minimi dettagli, eppure, ogni volta che entravano degli ospiti in casa, mi ritrovavo a correre a nascondere le ciotole del mio cane perché erano, semplicemente, inguardabili.

Mi sono chiesta: perché gli accessori dedicati ai nostri compagni di vita devono essere brutti? Perché non possiamo applicare la stessa cultura del progetto, la stessa estetica e la stessa qualità dei materiali della nostra tavola anche al mondo dei nostri pet?

Quella che era nata come una piccola frustrazione casalinga si è trasformata rapidamente in una visione chiara: dare dignità agli oggetti per gli animali, fondendo l'amore per loro con la cultura del grande design italiano.